Le battaglie ambientali in difesa della laguna di Marano

Introduzione

Mareno Settimo

 

L’insediamento del complesso industriale della SNIA Viscosa – SAICI a Torviscosa nel 1938 provoca fin dall’inizio problemi di carattere ambientale nella laguna di Marano, dove finiscono gli scarichi delle produzioni industriali. Già a partire dal 1939, sono proprio i pescatori di Marano che per primi protestano per i danni alla fauna ittica e alle valli da pesca. Dopo il raddoppio della fabbrica nel 1940, le rimostranze dei pescatori si fanno sempre più pressanti. Il 31 luglio 1942 il Prefetto di Udine chiede a tutti i Podestà della Provincia di produrre copia delle autorizzazioni allo scarico in acque pubbliche delle industrie presenti nei rispettivi territori. A seguito di questa richiesta l’11 agosto il Podestà di Torviscosa Franco Marinotti chiede al Presidente della SAICI (che è lo stesso Franco Marinotti) se la Società ha l’autorizzazione allo scarico nelle acque pubbliche dei propri reflui industriali. Il 31 agosto la SAICI (cioè, sempre Franco Marinotti) risponde al Podestà Marinotti dichiarando di non poter produrre gli estremi del Decreto Prefettizio perché le pratiche sono ancora in corso. In realtà, la SAICI inizia solo in quel momento le procedure per ottenere l’autorizzazione allo scarico, che arriva, sorprendentemente, il 24 settembre 1943, cioè in quell’intervallo di tempo tra la fuga dei funzionari prefettizi nominati da Badoglio (8 settembre) e l’arrivo di quelli nominati dai tedeschi (1° ottobre). Non è chiaro chi assolvesse ai compiti della Prefettura in quelle confuse settimane. Nei decenni successivi la SAICI negherà ripetutamente di essere responsabile dell’inquinamento della Laguna, arrivando persino a dichiarare che i «ligninsulfonati» sono un ottimo mangime per i pesci.

Gli impianti industriali che vengono costruiti a Torviscosa negli anni seguenti sono decisamente più inquinanti dello stabilimento per la produzione di cellulosa. Nel 1950 entra in produzione l’impianto cloro soda a celle di mercurio. Nei 58 anni di attività, questo stabilimento scarica nelle acque pubbliche e da lì nella laguna di Marano circa 200.000 kg di mercurio. Nel 1962 la situazione ambientale si complica ulteriormente con gli sversamenti dei solventi prodotti dal nuovo impianto chimico per la produzione del caprolattame. Il primo impianto di depurazione viene costruito solo alla fine degli anni Ottanta e soltanto a partire dagli anni Novanta si riconosce formalmente il grande valore naturalistico della laguna a livello locale (due riserve naturali regionali) ed europeo (Zona Speciale di Conservazione per la protezione di habitat e specie animali e vegetali significative a livello europeo, Zona di Protezione Speciale per la tutela delle specie di uccelli selvatici e dei loro habitat, Rete Natura 2000). Nel frattempo, l’inquinamento industriale della laguna prosegue quasi indisturbato ed è soprattutto all’iniziativa popolare che si devono le principali iniziative di protesta, che arrivano anche ad azioni legali.  Se da un lato gli interventi dei cittadini, dei comitati, delle singole amministrazioni comunali e delle associazioni ambientaliste rivestono un grande interesse storico-etnografico, dall’altro la natura non sistematica di questi interventi impedisce una facile ricostruzione degli eventi. Il progetto ha avuto perciò l’obbiettivo di individuare, raccogliere e sistematizzare i documenti che testimoniano delle battaglie ambientali in difesa della laguna e di presentare, in una sintesi, le varie vicende.