Il Villaggio Roma accoglie la figlia di un ex prigioniero neozelandese

21 LUGLIO 2017

COMUNICATO STAMPA

Torviscosa, 22 luglio 2017 – La bandiera della Nuova Zelanda sventola all’ingresso del Villaggio Roma in segno di benvenuto a Mairie MacKay, figlia del soldato neozelandese Peter Stark MacKay, ex prigioniero del campo di concentramento PG 107 durante il secondo conflitto mondiale. Ad accoglierla ci sono Mareno Settimo, assessore alla Cultura di Torviscosa dove il campo aveva sede, e Andrea Dri, sindaco di Porpetto, accompagnato dai familiari di Oliva Bragagnin e Alma Grop, all’epoca due giovani donne residenti a Porpetto, che per mesi aiutarono Peter dopo la sua fuga dal campo l’8 settembre 1943 portandogli da mangiare nel bosco della Sgubitta dove si era rifugiato e ospitandolo anche per un periodo in casa propria, sempre naturalmente di nascosto dai nazifascisti.

Mairie MacKay ha contattato il Comune di Torviscosa alcuni mesi fa, annunciando la sua visita e chiedendo informazioni sulle famiglie Grop e Bragagnin, che suo padre aveva sempre ricordato per il loro aiuto nel 1943. L’assessore alla Cultura Settimo si è così immediatamente attivato ed è riuscito a individuare e contattare Maria Teresa Scapinello, figlia di Oliva Bragagnin, e Pietro Bigatin, figlio di Alma Grop, oggi residenti rispettivamente a San Giorgio di Nogaro e Porpetto. Venerdì 21 luglio, infine, Mairie e il marito Brian Kirk sono arrivati in Friuli per conoscere i luoghi dove Peter MacKay ha trascorso 15 lunghi e terribili mesi. Sono stati accompagnati dapprima a Porpetto, nel bosco della Sgubitta e nella località Foredana sede all’epoca di una fornace e di alcune abitazioni, tra cui quella della famiglia Grop. Nel pomeriggio sono stati quindi accolti al Villaggio Roma dall’associazione “Campo”, nome che fa riferimento proprio all’origine della piccola località di Torviscosa, che li ha accompagnati anche nella chiesa della località, unico edificio superstite, in parte, delle strutture dell’ex campo di concentramento.

Peter MacKay arrivò al campo PG 107 nell’ottobre 1943, dopo essere stato catturato a El Alamein, come la maggior parte degli altri prigionieri neozelandesi e sudafricani del campo di Torviscosa. Era stata la stessa SNIA Viscosa, proprietaria del grande stabilimento industriale della Bassa friulana e di molti dei terreni che costituiscono l’attuale Comune di Torvsicosa, a chiedere al Governo italiano di poter utilizzare i prigionieri di guerra nell’azienda agricola. Nel 1942, infatti, a seguito della prima battaglia di El Alamein vinta dall’esercito italiano, i prigionieri di guerra in Italia passarono da 15mila a oltre 75mila e la loro gestione diventò una vera emergenza. L’unica soluzione economicamente percorribile fu quella di assegnare i prigionieri alle aziende private che, sotto la sovrintendenza del Ministero delle Corporazioni e delle autorità militari, si fecero carico dei costi di costruzione dei campi di lavoro. Il costo di gestione di questi campi di fatto fu pagato con il lavoro degli stessi prigionieri: il rapporto di lavoro tra l’azienda privata e i prigionieri era regolato dal contratto locale dei corrispondenti lavoratori civili, ma le retribuzioni venivano versate all’autorità militare per le spese di mantenimento e di gestione.

Il campo PG 107 fu attivato nel 1942 e ospitò fino al settembre 1943 circa un migliaio di prigionieri degli eserciti alleati (650 neozelandesi e 350 sudafricani). La sua è raccontata nella mostra “PG 107 – Villaggio Roma. Dal campo di concentramento per prigionieri di guerra di Torviscosa al villaggio operaio della SAICI – SNIA Viscosa”, allestita qualche anno fa all’interno delle ex scuole elementari del Villaggio Roma. Si tratta di ottanta pannelli che espongono circa trecento documenti per gran parte inediti, centoventi fotografie e oltre sessanta illustrazioni (disegni e planimetrie). I materiali provengono dall’archivio storico comunale, dall’archivio storico della SNIA Viscosa, dagli archivi di stato inglesi e da altri archivi pubblici e privati. L’esposizione è tuttora visitabile, normalmente nel tardo pomeriggio, contattando l’associazione “Campo” all’indirizzo associazione.campo@gmail.com.

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